È possibile prevenire i terremoti?

Previsione o prevenzione?

La soluzione definitiva del problema dei terremoti consisterebbe nell’impedire il loro verificarsi; ma ciò è per ora (e sicuramente per sempre) un obiettivo irraggiungibile poiché le forze in gioco sono immense. Quale potrebbe essere la soluzione più realistica? La tendenza attuale, anche in Italia, per affrontare questo problema verte su due fronti: la previsione e la prevenzione. L’interesse della popolazione, dovuto anche al grande rilievo che i mezzi di informazione (radio/tv, stampa, ecc.) danno rispetto a notizie di “previsione dei terremoti“, è enorme ed accompagnato da comprensibili aspettative.

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I meno giovani si ricorderanno della polemica che era giunta anche sugli schermi televisivi italiani quando giro’ la “bufala” (e come si puo’ definire altrimenti..) che tre scienziati greci erano in grado di prevedere i terremoti (purtroppo grandi sismologi come l’immenso Tazieff contribuirono ad illudere le persone dando credito al metodo VAN). A livello scientifico la polemica e’ durata una decina d’anni ed ha dimostrato l’assoluta infondatezza del metodo VAN.
Dire tra l’altro che entro 1 mese ci sara’ un terremoto a Patrasso di magnitudo 5 e poi verificare che c’e stato un terremoto di magnitudo 6 ad Atene ed affermare che questo e’ prevedere i terremoti e’ assolutamente ascientifico (e anche scorretto da un punto di vista “morale”) Sbagliare di centinaia di km, di 30 volte in energia e del 300 % nel tempo significa semplicemente contare sulla buona sorte, in una zona dove si ha una sismicita’ elevata, prima o poi un terremoto ci sara’, basta attendere!!!

Prevedere un terremoto significa invece “sapere in anticipo che nella zona x (per esempio una città) ci sarà un terremoto il giorno y, all’ora z di intensità A” cosicché la gente possa scappare all’aperto in tempo a salvarsi. Allo stato attuale delle conoscenze non e’ possibile prevedere un terremoto . Se invece intendiamo per previsione una previsione probabilistica, basata sullo studio di una certa area (studio della sismicità storica, recente, studio sismotettonico e geologico, ecc.) possiamo arrivare a “prevedere” per quell’area l’intensità massima e la frequenza dei terremoti che possiamo attenderci e quindi definire la pericolosità sismica dell’area stessa.

In questo senso, le carte delle figure sottostanti, (tratte da PERICOLOSITA’ SISMICA DEL TERRITORIO NAZIONALE a cura di Dario Slejko, Osservatorio Geofisico Sperimentale di Trieste) rappresentano di fatto una sorta di previsione.

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Mappa della pericolosità sismica in Italia Accelerazione orizzontale di picco (in g) con periodo di ritorno pari a 475 anni.

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Mappa della pericolosità sismica in Italia Massima Intensità macrosismica (MCS) con periodo di ritorno 475 anni.

Infatti, esse affermano in modo esplicito che in certe zone ci si deve attendere, prima o poi, un terremoto con effetti anche distruttivi e perciò cominciare a premunirsi per affrontarlo. Questi tipi di rappresentazione cartografica si basano su criteri ben distinti i piu’ importanti dei quali sono:

 

  • La massima intensità riscontrata negli ultimi 1000 anni;
  • La frequenza dei terremoti superiori ad una certa intensità;
  • La frequenza dei terremoti superiori ad una certa magnitudo o ad un certo valore di accelerazione.

Inoltre contiene valutazioni degli aspetti sismotettonici delle diverse aree regionali.

Andate qui per maggiori dettagli.

La combinazione di valutazioni macrosismiche sui terremoti storici, di studi sulle caratteristiche della sismicita’ recente e di considerazioni sismo-geologiche costituisce un criterio valido dal punto di vista scientifico e supera, almeno in parte, le grossolane carenze della classificazione fino al 1980. Infatti, la classificazione sismica fino alla proposta di riclassificazione da parte del Progetto Finalizzato Geodinamica (1980) e successivamente dal Gruppo di Lavoro GNDT-ING-SSN (1997) era impostata su criteri grossolanamente ascientifici: dal 1909 (dopo il terremoto di Messina), data di entrata in vigore in Italia delle prime norme tecniche antismiche, un Comune veniva dichiarato sismico solo quando in esso si verificava un un terremoto distruttivo, senza considerare eventuali altri eventi distruttivi avvenuti precedentemente e senza valutare il rischio sismico collegato alla situazione sismotettonica.

Per maggiori dettagli collegatevi con il sito del GNDT e per la legislazione (fino al 1984) con quello del SSN
Con il lavoro svolto dal Gruppo di Lavoro, e dai ricercatori collegati ai tre enti, tale logica è stata superata.

Se è vero quindi che non è possibile prevedere con esattezza i terremoti, è tuttavia possibile prevedere gli effetti sul territorio; questo significa che tali effetti possono essere modificati o addirittura neutralizzati attraverso una serie di misure di prevenzione. La misura più semplice è quella di non costruire le case nelle zone molto pericolose o comunque costruirle secondo le norme antisimiche; rimane però il problema delle vecchie costruzioni e nel nostro Paese la maggior parte del patrimonio edilizio è vecchio o comunque non concepito in maniera antisismica.

Una politica seria di prevenzione consiste in pratica in una serie di iniziative politico-amministrative e tecniche come:

  1. Studiare e quindi conoscere la sismicità di tutto il territorio nazionale sia dal punto di vista storico (terremoti storici) sia dal punto di vista sismo-geologico per poter individuare le zone in cui si possono verificare i terremoti, con quale forza, frequenza e pericolosità;

  2. Fare un censimento del patrimonio edilizio e del suo stato di conservazione soprattutto nelle zone classificate sismiche ed avviare le necessarie opere di risanamento e di adeguamento antisismico, con gradualità e dando la priorità agli edifici pubblici (ospedali, scuole, chiese..);

  3. Prevenire i danni, nel senso che dopo aver individuato le zone sismiche (zonazione, classificazione) occorre far seguire una politica di difesa dai terremoti basata su diversi livelli articolati nel tempo e nello spazio dove l’educazione e l’informazione di massa costituiscono momenti permanenti importanti (soprattutto nella scuola);

  4. Adeguare le norme tecniche ed investire più risorse nella ricerca di materiali da costruzione più adatti e di tecnologie più avanzate e rispondenti a livelli di maggior sicurezza;

  5. Rendere la protezione civile più efficace addestrando la popolazione per l’emergenza.

Non ha senso parlare di previsione dell’evento sismico indipendentemente da una adeguata politica di prevenzione dei danni e, d’altra parte è giusto concentrare gli sforzi di prevenzione là dove sappiamo con certezza che, in un futuro vicino e lontano, il terremoto tornerà.
Occorre comunque dire che negli ultimi anni gli sforzi degli enti scientifici che si occupano di sismologia e di ingegneria sismica (e soprattutto, e non lo affermo solo per “amore di “bandiera”, grazie alle ricerche compiute a partire dalla fine degli anni ’80 nell’ambito dei progetti del Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti, hanno contribuito a gettare le basi per una nuova coscienza, anche politica, sull’importanza strategica della ricerca sismologica nel territorio italiano. (ndr)

Approccio culturale per una coscienza di previsione

La classificazione dei disastri in “disastri naturali” o “calamità naturali” (attribuiti ad eventi imprevedibili ed incontrollabili) e in “disastri di origine umana” (risultato di errori e comportamenti irrazionali dell’uomo) non è una distinzione formale. È un modo semplificato e strumentale per eludere responsabilità, omissioni, ritardi, carenze e disorganizzazione di chi ha il compito, e soprattutto la responsabilita’ politica, di garantire adeguati livelli di protezione e sicurezza all’ambiente naturale e costruito. Ogni disastro è una combinazione di due fattori principali che sono la pericolosità (Hazard) e la vulnerabilità. La pericolosità è determinata dalla sintesi di una serie di fenomeni interdipendenti che si possono manifestare senza un possibile intervento umano per ciò che concerne gli hazard naturali (terremoto, eruzione vulcanica, uragano ). La vulnerabilità è più complessa (condizioni di vulnerabilità) ed è determinata da una serie di errori (consapevoli o meno che spesso sono legati al modello di sviluppo che una società organizzata si impone), da carenze ed omissioni dell’uomo rispetto al suo habitat, dalla concentrazione di popolazioni in aree sempre più ristrette, dalla “capacità” umana di modificare l’ambiente nel senso di rendere più fragile il suo equilibrio. Per esempio, frane, erosioni del suolo ed alluvioni sono indubbiamente fenomeni naturali che vengono però accelerati ed intensificati là dove l’uomo è intervenuto in modo più indiscriminato ed irrazionale (disboscamenti, abbandono, errata localizzazione di insediamenti, ecc.). L’assenza poi e/o carenza qualitativa e quantitativa di strumenti e sistemi di previsione, di prevenzione e di intervento (informazione, allarme, piani di evacuazione, mezzi di soccorso, ecc.) accrescono ulteriormente la vulnerabilità dell’ambiente. È evidente, quindi che i fenomeni come terremoti, alluvioni, frane non posssono più essere considerati né come castigo divino, né come eventi eccezionali, ma come fenomeni consueti per un Paese come il nostro:

  • Che si trova in una situazione geodinamica e geomorfologica particolare;
  • Che per tanti anni è stato caratterizzato non solo per l’assenza di “manutenzione” ordinaria dell’ambiente naturale e costruito, ma anche per l’uso indiscriminato dell’ambiente stesso;
  • Che negli ultimi anni ha subito una recrudescenza dei fenomeni eccezionali (ad es. condizioni meteo particolarmente avverse per quel che concerne i fenomeni alluvionali, etc.).

L’efficienza e l’efficacia informativa raggiunta dai mezzi di comunicazione che hanno portato direttamente nelle case di tutti i drammatici avvenimenti degli ultimi anni, hanno modificato gli atteggiamenti della gente. È cresciuto l’interesse della collettività per i temi legati alla qualità della vita e alla tutela dell’ambiente naturale, ad un uso più razionale delle sue risorse, ad una maggiore attenzione ai suoi ritmi. Questi bisogni devono essere organizzati, stimolati, allargati e soddisfatti. Questo significa che dobbiamo inserirci con un approccio di informazione, di didattica e di educazione non calato dall’alto in tutte le situazioni ed in maniera efficientista, ma seguendo pari pari le trasformazioni in corso nella società e cercando di consolidare il salto di qualità nel rapporto tra eventi calamitosi e società, tra scienza e società. Si tratta evidentemente di una questione politica che passa attraverso un’ampia operazione culturale che tenda a definire un rapporto diverso tra uomo ed ambiente fondato sulla partecipazione e l’attivazione di tutte le strutture organizzate della società e dei singoli cittadini. In questa operazione il ruolo della scuola è primario, quello di un Ente Pubblico come la Regione è stimolare e promuovere iniziative finalizzate a questi obiettivi. Altrettanto importante è il ruolo dei mass-media attraverso un’informazione corretta e non scandalistica, continua e non solo a seguito di grandi eventi emotivamente “interessanti”.

I pericoli e come prepararsi ad affrontarli

Quando avviene un terremoto, per molti secondi (a volte anche più di un minuto) il suolo, e con esso gli edifici, oscilla notevolmente ed in modo “disordinato”. Bisogna avere ben chiaro che le oscillazioni del terreno di per se stesse non costituiscono una minaccia: la causa dei disastri è il fatto che le oscillazioni, ed in particolare le loro componenti orizzontali, vengono trasmesse dal terreno agli edifici. Dove le scosse sono molto forti, se gli edifici non sono costruiti in modo opportuno, le oscillazioni possono provocare il crollo parziale o totale degli edifici, possono limitarsi a provocare la caduta di comignoli, rottura o crollo di soffitti e pareti caduta di mattoni, tegole, calcinacci, cornicioni, vetri, crollo di tetti ecc..

All’interno, scaffali, mobili in genere ed oggetti appesi ai muri possono essere spostati o fatti cadere.

A volte si hanno incendi provocati dalla rottura di tubazioni del gas o di linee elettriche.

In occasione di terremoti molto forti, si possono avere danni alle reti viarie e ferroviarie, acquedotti, oleodotti, metanodotti, ponti, dighe ecc..

Oltre ai danni ai manufatti, i terremoti possono essere causa dei movimenti franosi, di distacchi e cadute di masse rocciose, di fratture con spostamento delle parti e di fenomeni di liquefazione.

Si possono produrre inoltre lungo le coste onde marine di altezza anche molto elevata e che si spostano velocemente, comunemente chiamate maremoti (si preferisce usare il termine giapponese tsunami poiché questo fenomeno è ricorrente in Giappone), che possono costituire una minaccia notevole per coloro che vivono in prossimità delle coste (in occasione dei terremoti del 1783 in Calabria e del 1908 a Messina e Reggio, gli tsunami provocarono migliaia di morti).

Sottolineiamo infine che i pericoli non cessano una volta verificatasi la scossa distruttiva. Altri danni possono essere provocati dalle repliche: pericoli di vario tipo possono essere causati anche da incontrollate previsioni di nuovi eventi oppure di esaurimento dell’attività sismica, fatte da persone che in quelle occasioni si improvvisano esperte.

Pericoli di tipo diverso da quelli precedentemente descritti sono rappresentati, ad esempio, dalla possibilità di epidemie, da demolizioni affrettate, da consulenze o perizie svolte da persone impreparate, dalle pressioni di vario tipo per vendere per pochi soldi edifici magari appena lievemente lesionati.

Di fronte a questa varietà di pericoli, è difficile dare indicazioni che valgono per ogni area e in ogni situazione. Ci limitiamo alle più generali.

Cosa fare prima del terremoto

Vediamo che cosa si può fare prima del terremoto per difendersi. Sulla base di quello che abbiamo visto, prima di tutto è necessario sapere se si vive in una zona classificata come sismica o no.

Supponiamo di si. In questo caso si deve prestare attenzione alla propria abitazione: se si è in procinto di acquistare una casa nuova è bene verificare che sia costruita in rispondenza ai criteri di legge. Anche se non si deve acquistare una nuova casa però è comunque bene accertare le condizioni delle proprie abitazioni: è stata progettata e costruita in maniera antisismica? È opportuno verificarlo e in caso contrario cercare di renderla antisismica.

Sarà utile anche informarsi di quello che è previsto dai piani di protezione civile nazionale e regionale e verificare l’esistenza di piani di protezione civile a livello locale (in caso negativo sollecitarli) per sapere quali iniziative prendere per prevenire i danni, che cosa fare e a chi riferirsi in caso di terremoti. È opportuno individuare le autorità responsabili e le fonti di informazioni attendibili. Nel caso che esista un piano di sgombero per il dopo terremoto è necessario essere pronti ad eseguire la parte di propria competenza; in caso di assenza di questo piano è opportuno individuare un luogo aperto (piazze, giardini, aree di parcheggio, ecc ..) ma lontano da spiagge in cui ritrovarsi con la famiglia, cercando prima di stabilire anche quale è il percorso più aperto e quindi meno pericoloso da raggiungere. È infine opportuno:

  • Avere accanto al telefono i numeri per chiamare ambulanza, medico e pompieri;
  • Conoscere l’ubicazione di ospedali e percorsi migliori per raggiungerli;
  • Imparare a chiudere centrali di acqua , luce e gas
  • Fissare bene alle pareti scaffali o mobili pesanti, nonché scaldabagni e forni a gas.

 

Come comportarsi durante ilt erremoto

La scossa sismica di per se non costituisce una minaccia per l’incolumità delle persone; non è reale il pericolo dell’aprirsi di voragini che inghiottono persone o cose. Quello che provoca vittime durante un terremoto è principalmente il crollo degli edifici, o di parte di essi; inoltre costituisce un grave pericolo per l’incolumità anche la caduta di quello che c’è dentro ed alcuni fenomeni collegati quali incendi ed esplosioni dovute a perdite di gas, situazioni di panico collettivo con conseguenti ingorghi nelle strade ed impedimento delle squadre di soccorso a muoversi. Bisogna dunque avere preventivamente un’idea ben chiara di quali sono le posizioni all’interno di un edificio o i luoghi all’esterno che si possono considerare pericolosi. Al momento del terremoto non si ha poi realmente il tempo per fare qualcosa di più che non riordinare le idee; una scossa, anche se sembra che duri un’eternità può al massimo durare poco più di un minuto e gli intervalli tra le scosse possono essere di pochi secondi. Seguendo il primo impulso tutti in genere sono portati a precipitarsi all’esterno: ciò può anche essere più rischioso, a meno che non ci si trovi proprio in vicinanza di una porta di ingresso che immetta direttamente in un ampio luogo aperto. È opportuno mantenere la calma evitando di allarmare con grida gli altri, non precipitarsi all’esterno, ma cerare il posto più sicuro nell’ambiente in cui ci si trova. Per chi si trova all’interno di un edificio, il rischio principale è rappresentato dal crollo della struttura stessa e contemporaneamente anche dalla caduta di mobili e suppellettili pesanti. È meglio dunque prima di tutto cercare di collocarsi in vicinanza dei punti più solididella struttura dell’edificio: questi in genere sono le pareti portanti (muri maestri), architravi, i vani delle porte e gli angoli in genere. È opportuno contemporaneamente cercare di tenersi lontani da tutto ciò che ci può cadere addosso con grave danno, cioè da grossi oggetti appesi ed in particolare dai vetri che si possono rompere e dagli impianti elettrici volanti che possono originare incendi. Può essere opportuno inoltre cercare di trovare riparo da ciò che può cadere, mettendosi ad esempio sotto grandi tavoli o letti. Se il terremoto ci sorprende quando ci si trova all’esterno, anche in questo caso il pericolo principale deriva da quello che può crollare. È necessario in questo caso non cercare riparo sotto cornicioni, grondaie o balconi e non sostare sotto le linee elettriche: può offrire un riparo più adeguato soltanto mettersi sotto l’architrave di un portone.

Trovandosi poi in automobile è necessario evitare di sostare sotto ponti o cavalcavia, edifici o comunque in zone dove possono verificarsi smottamenti del terreno o frane.

Cosa fare dopo un terremoto

Al termine di una scossa forte, si possono essere verificati morti, feriti e molti danni: nei momenti immediatamente successivi è necessario attenersi ad alcune semplici norme per essere il più possibile di aiuto alla comunità e per non intralciare i soccorsi e gli aiuti. Chi si trova all’interno di un edificio prima di uscire deve:

  • Spegnere i fuochi eventualmente accesi e non accendere fiammiferi o candele anche se è al buio;
  • Chiudere gli interruttori centrali del gas e della luce;
  • Controllare dall’odore, assolutamente senza accendere fiammiferi o candele, se ci sono perdite di gas ed in tale caso aprire porte e finestre e segnalarlo.

Si deve poi lasciare l’edificio per recarsi in un luogo aperto uscendo con cautela e prestando molta attenzione sia a quello che può ancora cadere, sia ad oggetti taglienti che si possono trovare per terra. Se ci si trova in un edificio a più piani non si deve usare l’ascensore perché potrebbe bloccarsi improvvisamente o addirittura precipitare. Una volta usciti all’esterno è necessario comunque ancora mantenere la calma e prestare i primi soccorsi agli eventuali feriti, coprendoli con coperte. E’ meglio anche restare lontani dalle spiagge almeno per le prime ore per evitare il pericolo degli tsunami. Se siete in una zona che non ha riportato danni considerevoli, evitate di usare il telefono se non per segnalare casi gravi ed urgenti. Non tempestare di telefonate i centralini dei Vigili del Fuoco, delle sedi amministrative, delle fonti di informazione (giornali, radio, ecc.) o degli Osservatori Sismici. Se nella vostra località il terremoto è stato forte, gli Osservatori non sono in grado di darvi nessuna informazione utile in più di quello che possedete già, e tanto meno di predirvi cosa succederà nelle ore successive. Dal punto di vista dei danni che si producono immediatamente, generalmente ci si può attendere che il peggio sia passato. Inizia tuttavia una fase in cui l’entità del disastro può essere ancora ridotta, affrettando i soccorsi ai feriti e cercando di creare condizioni migliori per la sopravvivenza. E’ importante contribuire a posare tende, roulottes in luoghi non minacciati o dove non si possono verificare allagamenti. È importante inoltre che, laddove non esistono, si organizzino punti di raccolta e coordinamento, in modo da favorire una distribuzione equa e razionale dei generi di soccorso. Molta parte del buon esito delle operazioni di questa fase dipende dalla capacità di organizzazione spontanea delle popolazioni colpite senza limitarsi a puntare totalmente e passivamente sui soccorsi in arrivo. Un atteggiamento attivo favorisce l’efficacia dei soccorsi stessi.

Il testo qui riportato rappresentata una revisione, un aggiornamento ed una integrazione del Capitolo : Difendersi dal terremoto in “IL TERREMOTO: CALAMITA’ O FENOMENO NATURALE” a cura di I. Papadopoulos, Servizio geologico Reg. Piemonte, 1988

Link all’articolo orginale dell’RSNI / Università di Genova

Dario Corno

Dario Corno

Direttore della fotografia & supervisore tecnico.\r\nSe pensate che la creatività occupi l’emisfero cerebrale destro e la logica quello sinistro, aspettate di conoscere Dario e capirete quanto sia tutto molto più complicato.