Magalli for President – Il Fatto Vostro

I Fatti Vostri

La 1, la 2 o la 3? Prendo i premi

  • Magalli è il Chuck Norris “de no’ altri”!
  • Io mi sono turato il naso e ho votato Magalli. L’ho sempre ritenuto un dilapidatore di soldi pubblici e vasi cinesi.
  • Purtroppo Piero Angela si è ritirato tempo addietro dalla competizione. Molti suoi sostenitori, come me, erano allo sbando, quando abbiamo scorto una luce tra le tenebre: Viva Giancarlo Magalli!
  • Magalli é il nostro candidato. Noi lo sosterremo. Siamo partiti da lontano, non ci fermaranno certo i vostri commenti da rosiconi. #MagalliUnicaScelta #UnMagalliÈPerSempre
  • #JeSuisJeanCharlieMagallì

Non vi siete svegliati in un universo parallelo (o forse sì, ma molto tempo fa).

Questi commenti sono veri.

E’ Giancarlo Magalli l’uomo del popolo, il capo designato, l’erede al trono di Re Giorgio.

Giancarlo Magalli

Magalli for (Burger) King

Tutto è cominciato qualche giorno fa, quando dalle pagine de Il Fatto Quotidiano è stato lanciato un sondaggio a mo’ di quirinarie: si chiedeva di fare un nome per il Colle.

La partecipazione è stata massiccia e sono emersi i nomi che tutti sentiamo ripetere in ogni toto-presidenza da qualche anno: Rodotà, Zagrebelsky, Imposimato, Prodi, Amato e compagnia varia.

Qualcuno però decide di catalizzare il tradizionale voto buffonesco che da sempre ben figura in ogni tipo di consultazione elettorale italiana (con numeri nemmeno troppo vicini ai prefissi telefonici): nascono quindi meme, pagine facebook e hashtag che inneggiano a Magalli Presidente della Repubblica.

Questo spinge altri spiritosi a votare Magalli sul form del Fatto: il risultato è che il buon Giancarlo entra nella top 20 e ha diritto di partecipare al ballottaggio (vincitore del primo turno è Stefano Rodotà).

E’ infatti previsto dalla redazione che i primi 20 nomi della lista debbano sottoporsi ad un secondo turno in cui se la giocano solo tra loro.

Nel momento in cui scrivo, la situazione è questa:

Magalli stravince

Risultati alle 15,54 del 22/01/2015

Magalli naturalmente è stato raggiunto al telefono da diverse testate, Fatto in primis. Lui ha risposto con un articolato post su facebook in cui scrive, tra le altre cose:

“A tutti ho cercato di spiegare come il nostro sia soprattutto un segnale che vogliamo lanciare, con passione ed impegno, per significare a chi di dovere che è veramente ora che qualcosa cambi.

Io sono stato scelto da tanti amici del Web come volto di questa insurrezione sorridente, come ho voluto chiamarla, ma avrebbero potuto scegliere molti altri volti al posto del mio e la protesta sarebbe stata egualmente efficace, perché la faccia da mettere è, sì, importante, ma quelle che contano sono le facce da togliere.

La mia faccia è e resta a disposizione di chi vuole usarla per esprimere il suo sdegno, la sua indignazione, ma soprattutto la sua speranza.”

Magalli ballbreaker

Magalli di rottura

Più che su Magalli-portatore-di-protesta, proverei a spendere due pensieri sui meccanismi di creazione del consenso.

Il cosiddetto voto di protesta non è invenzione di oggi nè di ieri, ma esiste da quando esistono le consultazioni. Quello che oggi è piuttosto facile fare è catalizzare l’attenzione su un soggetto unico, soprattutto se si parte da una base umoristica, da cui è davvero facile creare entusiasmo e partecipazione iniziale.

Ieri, il voto buffonesco si disperdeva tra “W la figa”, “Rocco Siffredi”, “Forza Juve / Juve merda” (vivendo a Torino devo per pluralismo elencarle entrambe) e amenità simili, ma eterogenee.

Oggi non deve andare per forza così, oggi si può indirizzare la battuta su un soggetto solo: è la logica del meme applicata alla scheda elettorale.

Ma la domanda, forse meno retorica di quanto non ci si aspetterebbe, è: quanti vorrebbero davvero Giancarlo Magalli Presidente?

Mi sento di supporre: quasi nessuno, tranne forse qualche nonnina invecchiata tra I Fatti Vostri delle 11 e la Messa delle 18 (ostia 1, 2 o 3?).

Eppure, se dobbiamo fidarci dei numeri, il verdetto è chiaro. Lasciando da parte le solite riflessioni, un po’ inutili, sulla certificazione del voto: il sondaggio del Fatto si può falsificare votando con mail diverse, ma quanti si prendono la briga di aprire molte mail solo per votare Magalli? Non è così che è andata, piuttosto facile capirlo.

Ecco perchè è opportuno interrogarci molto bene sulla valenza della rete come espressione assoluta della volontà popolare. Quanto è facile orientare il risultato di un sondaggio? Non parlo di manomissione di server o complottismi del genere: mi riferisco meramente all’orientamento del consenso. Basta qualche meme e qualche hashtag per far emergere un soggetto totalmente improbabile. Fa sorridere quando si tratta di Magalli, ma chi ci dice che non sia lo stesso per esempio per Rodotà (di cui il sottoscritto ha massima stima), o per Prodi, a titolo di esempio?

La democrazia per funzionare non può limitarsi alla mera consultazione popolare. Esistono diversi strumenti a tutela del voto: il silenzio elettorale nei giorni precedenti, il pluralismo dell’informazione, il divieto di propaganda nei seggi. E in senso più ampio anche la lotta all’analfabetismo, un’efficace istruzione scolastica.

Ecco… avete colto questa leggera sensazione allo stomaco che vi è sovvenuta mentre leggevate le ultime righe? La sto provando anche io ora mentre scrivo. Come un senso di vuoto, tanto gastrico quanto istituzionale. La sensazione che qualcosa di importante sia venuto a mancare.

Forse è il caso di cominciare davvero ad interessarci dei Fatti Nostri.

O, nell’attesa del Superpremio, ci ritroveremo pieni di vasi cinesi.