Zerocalcare a Kobane

“Mi dà Internazionale, per cortesia?”

“Stamattina chiedono tutti Internazionale, non capisco perchè.”

Internazionale  n° 1085

Internazionale n° 1085

Spiego alla mia edicolante che il numero di oggi comprende un reportage una storiona di Zerocalcare che racconta, a fumetti, la sua esperienza con la Staffetta Romana per Kobane. Storiona che tutti i fan di Michele Rech aspettavano da quando l’ha annunciata lui sul suo blog.

Un veloce ritorno a casa e un’ora di divano dopo sto qui a provare a spiegarvi, sempre se ce ne fosse bisogno, perchè dovreste precipitarvi in edicola e cacciare questi 3 euro, pure se Internazionale non l’aveste mai letto in vita vostra perchè con 3 euro ci compri tutto un numero di Iron Man.

Il motivo è che Zerocalcare è un talento illuminato del fumetto nostrano e lo è essenzialmente per 5 motivi:

– ha una sensibilità estrema nel cogliere le sfumature della vita

– rompe la quarta parete col lettore

– parla di se stesso

– riesce a far ridere e piangere nello stesso momento

– cita in continuazione feticci della cultura pop

vignetta

Tra ideologia e Batman

Immaginatevi tutto questo applicato al racconto di un paese di 100 abitanti, Mehser, a due passi dal confine siriano.

Michele riesce, in 42 pagine, a infilarci la geopolitica, l’umanità, i sensi di colpa dell’occidente, le presunzioni, la preoccupazione di sua madre (“Mi prometti che stai attento? Guidano peggio che a Napoli, là.”).

Si carica di umiltà non dichiarata e diventa avatar di ogni lettore, nel bene e nel male, senza riguardi. La sua coscienza è la nostra, il suo armadillo parla anche a noi.

Il racconto non deraglia mai dal suo punto di vista personale. Non scade mai nella propaganda ideologica, nonostante sia chiara a tutti la sua posizione. Non c’è mai un atteggiamento di superiorità, c’è la messa in scena di una scoperta progressiva che fa a pugni con quanto gli (e ci) hanno sempre raccontato.

vignetta

Soprattutto viene metodicamente evitato il sensazionalismo: non ci sono morti, non ci sono lacrime, non c’è retorica. C’è un’osservazione lucida delle contraddizioni di quella terra lacerata e ci sono molte domande, che restano sospese e non direttamente poste, sulle cause e le responsabilità di quelle lacerazioni.

C’è un mettersi in gioco in prima persona, senza far mistero delle proprie istanze. Calcare va a Kobane per un motivo che ancora non riesce a mettere a fuoco (e la ricerca di quella spinta sarà il fil rouge del racconto) e per altri tre invece molto chiari:

  1. Perché è giusto difendere l’esperienza del Rojava che indica una via di convivenza pacifica per tutto il Medio Oriente
  2. Perché i media italiani tendono a spettacolarizzare e a coprire solo il conflitto, noi potremmo fare un’informazione diversa
  3. E mo’ chi cazzo è il fumettista disimpegnato? Io so’ stato a Kobane, ammerda!

Se non sapete nulla di Curdi e Isis, leggete questa storia. Se sapete già tutto, leggetela comunque .

Alessandro Righetti

Alessandro Righetti

Ha una passione viscerale e un talento innato per tutto ciò che è inutile: cinema, fumetti, televisione. Ha tentato più volte di dare un senso alla sua vita, senza mai riuscirci: per questo ora realizza videoclip, documentari e serie tv.