Addio agli strilloni, Facebook combatte il clickbaiting

Da oggi Facebook prenderà misure “drastiche” contro l’usanza dilagante del clickbaiting. Vediamo insieme cos’è il clickbaiting e quali sono le contromisure prese dal social network più frequentato del mondo.

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Il clickbaiting (letteralmente “esca per i click”) è una tecnica per attirare in modo scorretto gli utenti a visitare un sito sfruttando titoli sensazionalistici. Il classico esempio è “Non potete immaginare cos’ha fatto questa ragazza di 19 anni!! Cliccate per scoprirlo” (anche se ilmetodo più fastidioso è quello del “Like se ti piace la ragazza a sinistra, commenta se ti piace la ragazza a destra” o del pessimo “Commenta scrivendo 01010 e vedi cosa succede!”)
Solitamente i contenuti che si trovano poi al link cliccato sono di infima qualità, spesso di nessuna rilevanza col titolo che avevamo letto.
Questa tecnica punta a generare moltissimo traffico (allo scopo di aumentare i guadagni dei titolari del sito), solitamente ignorando del tutto la qualità dei contenuti. In alcuni casi addirittura per spingere gli utenti più ingenui a cliccare su contenuti che diffondono virus.

Ma vediamo quali saranno le contromisure prese da Facebbok.

La definizione che porta Facebook di clickbait è “un autore che pubblica un articolo il cui titolo sensazionalistico invita a cliccare senza fornire spiegazioni su quale sarà il contenuto che andremo a vedere“. Facebook spiega che secondo i suoi sondaggi, mentre la pratica del clickbaiting porta visite alte, gli utenti preferiscono dei titoli e descrizioni che spieghino il più dettagliatamente possibile cosa andranno a leggere cliccando sul link.

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Uno dei parametri introdotti da Facebook per riconoscere il clickbait sarà il rapporto tra il numero di click e l’engagement che lo stesso link ha sugli utenti. Un link molto cliccato, ma che nessuno condivide e che genera poca discussione probabilmente è un link il cui contenuto ha “deluso” l’utente che lo ha visitato.

Un’altro parametro utilizzato da Facebook per riconoscere la qualità degli articoli è il tempo che trascorrerete sul link visitato. Mentre Facebook non può (ovviamente) sapere quanto tempo trascorrete sulle pagine che visitate, può invece sapere quanto tempo passa tra il click ed il vostro ritorno sulla pagina di Facebook. Semplicemente “cronometrando” quanto tempo la pagina di Facebook rimane “nascosta” dopo un click. L’idea è che se dopo aver cliccato su un link tornerete immediatamente a Facebook, molto probabilmente il contenuto che avete trovato non era interessante.

Un terzo parametro che verrà utilizzto da Facebook è il modo in cui i link saranno condivisi. Un link che spesso viene copiato ed incollato come status è un link che probabilmente è molto interessante. Un link che compare solo come descrizione di una foto probabilmente è meno interessante.
Un dato interessante è che Facebook afferma che i link condivisi direttamente sulla timeline hanno un engagement molto alto, ma non alto come quello delle foto. Per assurdo i link inclusi nelle descrizioni delle foto hanno un engagement più basso di entrambi i casi precedenti. Insomma, una foto è “la cosa” più cliccata su Facebook, ma i link inclusi nella descrizione di una foto sono “la cosa” meno cliccata di Facebook.

Facebook inoltre introdurrà un nuovo sistema di descrizioni dei link. Fino ad ora ci si era sempre basati su dei “metadati” inclusi nella pagina ad opera degli autori. In parole povere, l’autore di un articolo può “dire” a Facebook qual’è la descrizione dell’articolo, la foto da usare ed il titolo, a prescindere da quali siano i contenuti dell’articolo. Facciamo un’esempio pratico : io potrei serenamente scrivere un articolo che parla di cinema, e “dire” a Facebook di usare come titolo “L’arte del taglio e cucito” e come immagine un cucciolo che gioca.
Per ovviare questo “problema” Facebook estrarrà alcune righe dal contenuto effettivo delle pagine e lo visualizzerà insieme al link sul social network.

Mente alcune tecniche potrebbero aiutare gli utenti a mantenere pulita la loro timeline, potrebbero ritorcersi contro chi si occupa di social marketing. In alcuni casi adirittura essere sfruttate perabbassare di rank dei siti “avversari”.

E voi cosa ne pensate?