Crack! Le bolle speculative nella storia

titolo bolle speculative

In un mondo perfetto l’economia reale legata a produzione e distribuzione di beni e servizi dovrebbe essere equilibrata con quella finanziaria, che non produce nulla ma fornisce capitali per il funzionamento dell’attività “reale”.

Regolarmente nella storia si creano delle bolle, delle enormi divergenze, legate all’avidità e alla regolare stupidità di speculatori, con il risultato di un impoverimento generale ed una stagnazione della vita economica. Le bolle speculative sono un aumento ingiustificato di prezzo di uno o più beni provocato da una crescita di domanda repentina e limitata (spesso stimolata).

Wall Street Bubble di  Keppler Udo

Wall Street Bubble di Keppler Udo

Storicamente ce ne sono state di molto curiose.

La prima e più famosa bolla speculativa è avvenuta ad Amsterdam all’inizio del XVII secolo. Avete mai sentito parlare della guerra dei tulipani? In quel periodo i tulipani erano considerati preziosissimi, l’ultima scoperta arrivata dall’oriente. L’alto prezzo ingolosiva gli investitori che si indebitavano fino all’ultimo avere per comprare i bulbi. Erano proprio questi il nuovo oro, sotterrati in attesa della fioritura. Venivano contrattati come se fossero i nostri futures. Ogni nuovo investimento ne alzava il prezzo attirando nuovamente nuovi investimenti, in un circolo vizioso. Per rendere l’idea con un bulbo si poteva comprare un carro con tanto di cavalli e finimenti. Tutti gli olandesi volevano partecipare all’affare. Nel 1637, cominciati a diminuire, si scatenò il panico con il conseguente crollo del mercato e dei prezzi. Nel febbraio dello stesso anno un ‘assemblea di giudici definì i contratti sottoscritti come da gioco d’azzardo, lasciando libertà sull’onorarli o meno. La possibilità di inadempienza legalizzata fece diventare i contratti carta straccia, lasciano moltissime persone sul lastrico. L’economia olandese faticò a riprendersi per molti anni.

Tulip Mania di Jan Brueghel

Tulip Mania di Jan Brueghel

Un’altro caso “divertente” è avvenuto a Parigi nel 1716

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In quell’anno infatti il signor John Low, economo discusso, fu accolto con entusiasmo al suo sbarco in città dal duca di Orleans. Le casse dello stato erano state svuotate dal regno del Re Sole ed il debito pubblico era alle stelle. John Low, con permesso del duca, creò la Banque Royale (una banca centrale dei giorni nostri) che poteva emettere cartamoneta convertibile in moneta metallica. Con l’emissione delle banconote la banca riacquistava i titoli di debito pubblico e pagava le spese correnti dello stato.

Piaciuta la novità al pubblico ne venne emessa in enorme quantità, ma questo non era sufficiente. Venne creata infatti la Compagnia del Mississipi. Questa compagnia era stata incaricata di sfruttare i giacimenti oriferi che si dicevano presenti nella Louisiana. Ovviamente la Banque Royale vendeva le azioni di questa compagnia…cosa succedeva? Ecco il gioco: si stampavano banconote per pagare i crediti dello stato (ricordiamo che erano come dei pagherò, convertibili in moneta ma più pratiche della stessa), con le banconote il pubblico acquistava le azioni della Compagnia, i fondi arrivati dalla vendita delle azioni non venivano usati per trovare i giacimenti, ma per pagare i debiti statali. Il prezzo delle azioni saliva alle stelle, la domanda era impazzita, si arrivava addirittura alla prostituzione per comprarne; i biglietti continuavano ad essere stampati e indovinate un po? L’ oro non era sufficiente, la moneta non poteva coprire le banconote.
E venne il giorno maledetto, siamo nel 1720: un nobile capriccioso chiese di convertire le proprie banconote in moneta, la Banque Royale tentò di evitare il pagamento e la paura si insinuò tra i creditori. Per nascondere il tutto vennero pagati dei mendicanti e fatti travestire come coloni della Louisiana, con tanto di pala in mano…scoperti a dormire a dormire sotto i ponti della città fu capito l’inganno e scoppiò l’inferno. La folla inferocita voleva il cambio delle banconote che furono dichiarate inconvertibili, morirono 15 persone. Le azioni crollarono e molti caddero in miseria. Low fuggì a Venezia dove morì in “dignitosa povertà”.

John Low in un ritratto dell’epoca

Di episodi come questi ce ne sono tantissimi, uno recente è stato quello partito nel 2007 .

Ricordate la crisi immobiliare americana ? I mutui erano stati concessi in modo incontrollato e non erano spesso pagabili da chi li aveva stipulati; anche qui si erano creati pacchetti di titoli di questi crediti spazzatura venduti in tutto il mondo. Questo insieme a crisi creditizia, inflazione alle stelle, scarsità di materie prime, crollo della fiducia ha portato alla “Grande Recessione” che stiamo tuttora vivendo.
Il meccanismo è sempre lo stesso: si trova una novità sulla quale concentrare la nostra fantasia, che giustifichi grosse aspettative e prospettive di crescita, che possa far pensare a profitti alti per infinito tempo. Arrivano i capitali che gonfiano i corsi delle azioni e i prezzi dei beni. I prezzi non corrispondono più al valore del bene , ma all’aspettativa dei guadagni futuri. A questo si fa uso della leva finanziaria che porta ad un ulteriore indebitamento e divario tra ciò che è reale e ciò che non è. Tutti accorrono pensando che sia un grosso affare, il processo si autoalimenta fino al crollo (qualcuno vuole vendere per esigere i suoi guadagni). Crollate le aspettative i prezzi crollano, gli investitori falliscono, i debiti non sono più esigibili, falliscono i finanziatori: le banche. A questo punto intervengono i governi che sostengono i costi a spese dello stato. Si perdono posti di lavoro, ci si impoverisce, scendono i consumi, si frena l’economia e la fiducia ormai pari a zero blocca i futuri investiementi….e per rialzarsi? Tanto tempo.

Un pò di colpa comunque sta anche nell’ignoranza e nell’avidità di chi casca nel meccanismo.

La prossima bolla? Secondo Nouriel Roubini, professore di economia alla New York University siamo già all’inizio di una nuova bolla sul credito, è sufficiente già considerare le maxi iniezioni di liquidità da parte della Federal Reserve, si potranno vedere i risultati tra un anno o due.