Fotografie del disastro di Chernobyl del 1986

Mentre la miniserie della HBO Chernobyl viene eletta come miglior serie dell’anno dal pubblico, gli spettatori sono stati accompagnati in un drammatico viaggio nel 1986, vivendo l’orrore e il terrore scatenati dal peggior disastro nucleare civile del mondo.

Trentatré anni fa, il 26 aprile 1986, una serie di esplosioni distrusse il reattore numero 4 di Chernobyl, e diverse centinaia di impiegati e pompieri affrontarono un incendio che bruciò per 10 giorni e inviò un pennacchio di radiazioni in tutto il mondo. Più di 50 tra operai e soccorritori morirono nei giorni immediatamente successivi per le conseguenze dell’esposizione alle radiazioni. I lavoratori e gli addetti alle emergenze non sono stati gli unici a rischiare la vita – un gruppo di fotografi è andato sulla scena, riuscendo a catturare le immagini del caos e degli atti di eroismo che hanno avuto luogo nelle settimane e nei mesi successivi.

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I liquidatori puliscono il tetto del reattore n. 3. Inizialmente i lavoratori provarono a rimuovere i detriti radioattivi dal tetto usando robot della Germania occidentale, Giappone e Russia, ma le macchine non riuscirono a far fronte ai livelli estremi di radiazioni, quindi le autorità decisero di usare gli umani. In alcune aree, i lavoratori non potevano rimanere più di 40 secondi prima che la radiazione ricevuta raggiungesse la dose massima autorizzata che un essere umano dovrebbe ricevere in tutta la sua vita.

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Una veduta aerea della centrale nucleare di Chernobyl danneggiata, fotografata poche settimane dopo il disastro, nel maggio 1986.

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La maggior parte dei liquidatori erano riservisti di età compresa tra i 35 e i 40 anni che erano stati chiamati per assistere le operazioni di pulizia o quelle del servizio militare in unità di protezione chimica. L’esercito non disponeva di uniformi adeguate per l’uso in condizioni radioattive, quindi coloro che si erano arruolati per svolgere lavori sul tetto e in altre zone altamente tossiche erano obbligati a accartocciare intorno ai propri indumenti sottili fogli di piombo che misuravano da due a quattro millimetri di spessore . I fogli erano stati tagliati a misura per realizzare grembiuli da indossare sotto l’abbigliamento da lavoro in cotone e furono progettati per coprire il corpo davanti e dietro, in particolare per proteggere la colonna vertebrale e il midollo osseo.

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Un elicottero militare diffonde un liquido appiccicoso di decontaminazione che dovrebbe ridurre la diffusione di particelle radioattive intorno alla centrale nucleare di Chernobyl pochi giorni dopo il disastro.

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I liquidatori eliminano i detriti radioattivi dal tetto del reattore n. 4, gettandoli a terra ai piani inferiori. L’edificio sarà successivamente coperto dal sarcofago. Questi “robot biologici” avevano solo pochi secondi di tempo di lavoro per posizionarsi da una pila di detriti, sollevare un carico con la pala e gettarlo tra le rovine del reattore n. 4

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Una squadra di liquidatori, anche detti “robot umani” si prepara a ripulire i detriti radioattivi dal tetto del reattore n. 4.

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Un liquidatore, equipaggiato con una schermatura di piombo fatta a mano sulla sua testa, lavora per pulire il tetto del reattore n. 3.

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I resti del reattore n. 4, fotografati dal tetto del reattore n. 3.

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Una foto della televisione sovietica mostra un uomo che è stato ferito nell’esplosione a Chernobyl mentre riceve cure mediche.

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Un tecnico sovietico controlla l’acqua prelevata da un fiume vicino a Kiev per le radiazioni il 9 maggio 1986. Le misurazioni venivano eseguite ogni ora per essere certi che le scorte d’acqua a valle dell’incidente nucleare di Chernobyl fossero sicure da usare.

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Un tecnico sovietico prepara un camion cisterna con una soluzione progettata per decontaminare gli abiti e le attrezzature delle persone a Kiev il 9 maggio 1986.

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Un tecnico sovietico controlla la piccola Katya Litvinova durante un’ispezione radiologica dei residenti nel villaggio di Kopylovo, vicino a Kiev, il 9 maggio 1986. Alcune misurazioni raggiunsero i 120 mSv, già ad un livello di 6 mSv viene giudicato improbabile sopravvivere.

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Questa veduta aerea del 1986 della centrale nucleare di Chernobyl a Chernobyl, in Ucraina, mostra danni provocati da un’esplosione e un incendio nel reattore quattro, il 26 aprile 1986, che ha inviato nell’atmosfera grandi quantità di materiale radioattivo. Dieci anni dopo il peggior incidente nucleare del mondo, l’impianto è ancora in funzione a causa di una grave carenza di energia in Ucraina.

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Un bulldozer scava una grande trincea di fronte a una casa prima di seppellire l’edificio e coprirlo con la terra. Questo metodo è stato applicato a interi villaggi che sono stati contaminati dopo l’incidente nucleare di Chernobyl.

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CHERNOBYL, UCRAINA, URSS: Una foto interna di una sezione ancora funzionante della centrale nucleare di Chernobyl scattata alcuni mesi dopo il disastro del 1986.

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In questa foto del 1986, un operaio della centrale nucleare di Chernobyl tiene un dosimetro per misurare il livello di radiazione. Sullo sfondo il sarcofago in costruzione sul reattore 4 distrutto. Il 12 maggio 1986, più di due Alcune settimane dopo l’esplosione, il principale quotidiano sovietico Pravda ha pubblicato per la prima volta la sua prima fotografia dal sito, scattata tre giorni prima da un elicottero di Repik. “Se ordinassero adesso di salire a bordo e andare, non lo farei. Si poteva essere facilmente morti lì, per niente”, ha detto il 65enne Repik.

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A seguito di ordini emessi dalle autorità sovietiche per segnare la fine delle operazioni di pulizia sul tetto del reattore n. 3, a tre uomini è stato chiesto di affiggere una bandiera rossa in cima al camino che domina il reattore distrutto, raggiungibile solo salendo 78 metri su una scala a chiocciola. I portatori della bandiera furono inviati nonostante i pericoli derivanti dalle forti radiazioni, nonostante un gruppo di liquidatori aveva già fatto due tentativi falliti con un elicottero. L’esperto di radiazioni Alexander Yourtchenko trasportava il palo, seguito da Valéri Starodoumov con la bandiera e dal tenente colonnello Alexander Sotnikov con la radio. L’intera operazione era programmata per durare solo 9 minuti, dati gli alti livelli di radiazione. Alla fine, il trio è stato premiato con una bottiglia di Pepsi (un lusso nel 1986) e un giorno libero.

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Nella clinica n ° 6 di Mosca, specializzata nella gestione delle intossicazioni da radiazione, un paziente si riprende dopo un’operazione al midollo osseo. Un medico esamina il paziente in una stanza sterile. L’esame viene effettuato in una camera individuale, climatizzata, attraverso aperture appositamente create per evitare il contatto diretto e la contaminazione.

Tutti i fatti di quella tragica notte sono raccontati in un libro intitolato “01:23:40 Chernobyl“, il quale analizza i fattori tecnologici ed umani che han portato al disastro del 1986.