Witold Pilecki, volontariamente ad Auschwitz per resistere

Witold Pilecki

Witold Pilecki

La storia non é sempre imparziale nello scegliere gli eroi. Witold Pilecki non diventò eroe perché nessuno volle credergli.

Eppure, dell’eroe aveva la stoffa e i meriti. Se ci fosse stata un po’ più di attenzione nei suoi confronti quando era ora, se anche un solo ufficiale britannico fra quelli che si ritrovarono sotto gli occhi i suoi rapporti gli avesse dato credito, oggi i libri di storia annovererebbero il nome di questo ufficiale polacco sconosciuto ai più.

Di lui rimangono alcune immagini in bianco e nero. Nonostante un’esistenza rocambolesca, segnata dalla partecipazione a due guerre mondiali, nelle sue rare foto Pilecki ha lo sguardo sereno di chi sa di stare dalla parte giusta.

In alcuni cliché indossa la divisa della cavalleria dell’esercito polacco, con le croci al merito per atti eroici commessi durante il conflitto ’15-’18, in altre il giovane ufficiale porta la lugubre uniforme dei prigionieri dei campi di sterminio.

Witold Pilecki fu l’unica persona mai esistita a farsi internare volontariamente ad Auschwitz.

Witold Pilecki

Internato volontariamente ad Auschwitz

Lo scopo? Organizzare la resistenza dall’interno, informare le autorità polacche e gli Alleati di ciò che accadeva nel campo.

Si fece catturare durante una delle retate ordinate dai Tedeschi nelle strade di Varsavia. Fu torturato per un paio di giorni nei locali della Wehrmacht e poi spedito ad Auschwitz. Con un coraggio e una determinazione senza limiti, Pilecki riuscí a mettere in piedi all’interno del campo le ZOW (unità di informatori) per raccogliere dati da trasmettere (tramite i civili che lavoravano coi prigionieri) ai resistenti polacchi che a loro volta dovevano passarli al governo inglese.

Già nel 1941 il “rapporto Pilecki” finì sui tavoli degli ufficiali di Sua Maestà britannica. E lì rimase.

L’infiltrato parlava delle camere a gas, dello Zyklon B, di milioni di morti, di torture atroci e metodi inumani.

Camera a gas ad Auschwitz

Camera a gas ad Auschwitz

“Esagerato, non credibile”, fu la sentenza. Qualcuno ricorda che nell’anno successivo furono gli aviatori della RAF a sorvolare Auschwitz e altri campi di concentramento e a consegnare a Londra le foto aeree dei lager. Ma anche queste immagini non furono prese nella dovuta considerazione dagli alti comandi degli Alleati. Se Pilecki o i piloti della RAF fossero stati creduti, l’Europa avrebbe evitato milioni di morti.

All’interno del campo, l’ufficiale infiltrato mise in atto alcuni piani incredibili: con altri prigionieri complici recuperò diverse parti metalliche e riuscí a costruire e far funzionare un radio trasmettitore.

Questo venne nascosto nel luogo dove gli SS rifiutavano volentieri di recarsi: l’ospedale, affollato di prigionieri affetti da malattie contagiose. La radio trasmise per un po’, ad orari diversi, fino a che venne scoperta.

Proprio nell’ospedale, Pilecki e i suoi recuperarono delle pulci dai corpi dei malati di tifo e trovarono il modo di farle scivolare nelle divise delle SS. Per diverse guardie tedesche, questo fu fatale.

Ma ciò che di più spettacolare l’ufficiale polacco riuscí a organizzare fu la propria evasione.

Assegnati alla panetteria del campo, lui e quattro dei suoi fecero un calco delle chiavi con della mollica di pane, limarono dei pezzi di metallo per ottenere le stesse forme e evasero nella notte. Alcuni indossavano vestiti civili sotto le uniformi da prigionieri; uno di loro, incredibilmente, dipinse delle righe rosse sui propri abiti civili con vernice ad acqua e passò inosservato. Una volta fuori dal campo, il prigioniero sciolse il colore rosso nelle acque della Vistola. Era il 27 aprile 1943.

Fuori, Pilecki ebbe l’amara conferma che i britannici avevano ignorato le sue informazioni e che per i resistenti polacchi attaccare Auschwitz Birkenau corrispondeva a un’azione suicida. Il suo sacrificio immenso non era servito a niente.

Nonostante circa tre anni passati in condizioni allucinanti nel lager, Pilecki accettò di ripetere la strategia e di infiltrarsi volontariamente in un campo di prigionia russo, una volta che la Polonia fu sotto il giogo di Mosca.

Scoperto, fu giustiziato il 25 maggio 1948 a Varsavia, a 47 anni.

Fino alla caduta dell’impero sovietico, il suo nome venne cancellato dalla memoria nazionale e ai suoi figli venne impedito di frequentare le scuole superiori.

Oggi riabilitato e diventato simbolo della resistenza, Pilecki figura finalmente nel pantheon degli eroi.

Il rapporto Pilecki é stato pubblicato in Francia dalla casa editrice Champ Vallon. I professori di storia Ursula Hyzy e Patrick Godfard hanno preso in mano i documenti e riuniti in un libro toccante. Gli storici hanno appurato che tutto il contenuto corrisponde a verità.

Quella verità che gli Alleati negarono, rifiutandosi di paracadutare armi e aiuti per i prigionieri così come l’ufficiale polacco aveva chiesto e richiesto decine di volte, fino ad arrendersi all’evidenza che quell’aiuto non sarebbe arrivato mai.

Segnando definitivamente il destino di milioni di innocenti.

Pilecki con la sua famiglia